Assegno di invalidità Inps si converte pensione di vecchiaia: requisiti ed importo

Assegno di invalidità Inps si converte pensione di vecchiaia: requisiti ed importo

L’assegno di invalidità Inps è una prestazione economica che spetta ai lavoratori dipendenti o autonomi del settore privato la cui capacità di lavoro è ridotta a meno di un terzo a causa di un’infermità fisica o mentale.

Oltre al requisito sanitario, ai fini del diritto all’assegno di invalidità Inps (invalidità ordinaria) occorre anche essere in possesso del requisito contributivo, ossia avere almeno 5 anni di contributi di cui tre anni nel quinquennio precedente la domanda di assegno.

Tale assegno, nel momento in cui il lavoratore raggiungerà i requisiti di età e di contributi richiesti dalla Legge (legge Fornero), si trasformerà in pensione di vecchiaia. Una volta avvenuta la conversione, che si realizza automaticamente senza necessità di presentazione di alcuna domanda, il requisito sanitario richiesto per l’assegno di invalidità non dovrà più essere rispettato.

Sempre ai fini della conversione dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia, occorrerà poi che l’interessato cessi la propria attività lavorativa e che abbia maturato un età pari a 66 e 7 mesi (per il 2018) e almeno 20 anni di contributi. Per l’anno 2019 il requisito anagrafico sarà aumentato di 5 mesi con conseguente necessità del compimento di 67 anni.

Quali contributi rilevanti

Ai fini della conversione dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia, uno dei requisiti, è appunto avere 20 anni di contributi. Per coloro che non hanno abbastanza contributi effettivamente versati e quindi non raggiungono i 20 anni di contribuzione vi è la possibilità di contare sui contributi figurativi.

Infatti i periodi in cui il lavoratore beneficia dell’assegno ordinario di invalidità o della pensione di inabilità danno diritto a, determinate condizioni, al riconoscimento di contribuzione figurativa utile al raggiungimento della contribuzione utile minima per il conseguimento della pensione di vecchiaia (20 anni di contributi). Però, va chiarito che i periodi di godimento dell’assegno di invalidità Inps (assegno ordinario di invalidità) sono da ritenersi utili solo ai fini raggiungimento del requisito per il diritto alla pensione di vecchiaia e non anche per la determinazione dell’importo della pensione, ossia per aumentarne l’importo.

Se, dunque, ad esempio il titolare dell’assegno ordinario ha 16 anni di contributi effettivamente versati e  un altro periodo di almeno 4 anni in cui ha beneficiato dell’assegno di invalidità inps non svolgendo in tale periodo attività lavorativa , potrà utilizzare i 4 anni di godimento dell’assegno al fine di raggiungere il requisito contributivo minimo dei 20 anni per la pensione di vecchiaia al compimento dell’età richiesta (66 anni e 7 mesi per il 2018).

I 4 anni di contributi figurativi non determinano, però, alcun vantaggio sull’importo della pensione di vecchiaia che verrà calcolato solo sui 16 anni di contributi effettivamente versati.

Tale operazione di conversione, inoltre, va chiarito opera solo in sede di pensionamento di vecchiaia, non potendosi riconoscere contributi figurativi per conseguire il pensionamento anticipato.

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E. Nadia Delle Side: Avvocato specializzato su invalidità, indennità di accompagnamento, cecità, sordità, indennità di frequenza scolastica, handicap, prestazioni Inps e Inail, danneggiamento da trasfusioni di sangue e vaccinazioni, amministrazione di sostegno, tutela antidiscriminatoria.

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